Il Polittico di San Martino

Davanti alla Basilica di San Martino e Santa Maria Assunta, nel cuore di Treviglio, passano ogni giorno decine e decine di persone. Quanti di queste però entrino per ammirare uno dei maggiori capolavori del Rinascimento lombardo però non è dato sapere.

Il Polittico di San Martino, è giustamente ragione d’orgoglio per la cittadina: non solo perché è ancora conservato nella basilica per la quale fu commissionato nel 1485 dal parroco Simone da San Pellegrino, ma anche perché i due pittori che lo realizzarono erano entrambi trevigliesi: Bernardino Butinone e Bernardo Zenale.

Realizzato tra il 1485 ed il 1490, il Polittico segna con i suoi tratti ibridi il passaggio dal Gotico Cortese al Rinascimento in Lombardia.
Infatti la profusione delle dorature nelle partizioni architettoniche e nelle vesti dei santi, tipicamente gotica, incontra la sapiente impostazione prospettica rinascimentale, resa attraverso la fuga delle arcate, i soffitti a cassettoni e la pavimentazione geometrica dei riquadri che unificano lo spazio in cui sono distribuiti i personaggi: soluzioni, queste, prese dall’opera di Vincenzo Foppa e dalla Pala di San Zeno di Andrea Mantegna, dalla quale proviene anche l’illusionismo della fusione tra cornice lignea e architettura dipinta. Tuttavia la prospettiva è legata a espedienti ottici, più che a una rigorosa costruzione geometrica: gli scorci in profondità non sono proporzionali; gli artisti attribuivano maggiore importanza all’effetto scenografico e a una generica verosimiglianza piuttosto che all’esattezza matematica. Anche il frequente indugiare nelle decorazioni degli abiti e nei dettagli descrittivi  -le stoffe damascate e ricamate impreziosite con piccole perline; le capigliature ed i particolari degli accessori; gli uccellini che spuntano dai festoni vegetali; perfino la sottile e preziosa balaustra del registro superiore- e in generale l’eleganza raffinata che pervade tutto il polittico rimandano alla maniera gotica, mentre i  festoni e i paesaggi di sfondo probabilmente vanno ancora demandati alla Pala di San Zeno mantegnesca.

Il Polittico, dipinto con brillanti colori a tempera, presenta sei pannelli suddivisi su due registri di tre tavole ciascuno raffiguranti santi. In ogni tavola laterale vi sono tre santi, in modo da evocare la Trinità. In alto un timpano con una Pietà e in basso una predella, nella quale sono dipinte la Natività, la Crocifissione e la Resurrezione, alternate ai Dottori della Chiesa (Gerolamo, Gregorio Magno, Ambrogio ed Agostino) associati ai simboli dei quattro evangelisti.

Butinone lavorò soprattutto nel pannello superiore centrale e in quelli di destra, mentre Zenale in quelli restanti, anche se gli interventi dei due mirarono a ottenere la maggiore omogeneità possibile.

Il registro superiore ha nel pannello centrale una Madonna con Bambino circondati da angeli; la tavola di sinistra raffigura santa Lucia, i cui occhi sono infilzati su un fuso, santa Caterina, con la ruota dentata e santa Maria Maddalena, riconoscibile dalla veste rossa e dai capelli sciolti sulle spalle, con il balsamario in mano. A destra san Giovanni Battista, santo Stefano, con i sassi della lapidazione sul capo e sulla spalla e san Giovanni Evangelista, affiancato da un’aquila nera.
Nel registro inferiore l’episodio di San Martino che cede metà del suo mantello al povero occupa la tavola centrale; a sinistra i santi Zeno, in abito vescovile, Maurizio –che regge lo stendardo con la croce rossa in campo bianco- e Pietro; a destra i santi Antonio da Padova, Paolo Sebastiano, invocato contro la peste: interessante la figura di quest’ultimo, legato ad un albero le cui radici affondano direttamente nel pavimento marmoreo come nel San Sebastiano di Antonello da Messina.

Molti di questi santi sono di devozione comune e presenti nella maggioranza delle sacre conversazioni. Tuttavia, ad alcuni di essi Treviglio è particolarmente legata: Santa Lucia, che compare più volte all’interno della Basilica, sia dipinta su parete che su tavola; San Sebastiano, protettore dal costante pericolo di pestilenze; ma soprattutto San Maurizio e San Zeno, ai quali erano intitolate due delle più antiche chiese di Treviglio, che si ritiene fossero ubicate in prossimità delle antiche villae romane che costituirebbero il nucleo originario della città. A questo proposito è interessante notare che nel paesaggio di sfondo dell’arcata entro la quale sono inquadrati questi due santi si riconosce la cuspide del campanile di Treviglio. Inoltre è significativo che siano accompagnati da san Pietro, a cui era dedicato uno dei monasteri più importanti e più antichi della cittadina (che aveva sede nell’attuale Centro Civico Culturale).

Notevoli anche i riquadri della predella: in particolare la Crocifissione centrale, nella quale sono di grande impatto emotivo la raffigurazione della Maddalena, abbracciata alla Croce, e della Madonna, straziata dal dolore. Nella Natività, a sinistra, le rovine classiche sono riferimento alla cultura umanista rinascimentale. Nella Resurrezione, dietro la scena principale è raffigurato il gruppo delle pie donne al sepolcro guidate dalla Maddalena, una narrazione nella narrazione. 

La cornice in legno di pioppo fu realizzata nella bottega di Ambrogio De’ Donati.

Il Polittico venne collocato sopra l’altare il 1 gennaio 1491; da lì venne rimosso in seguito al rifacimento della zona presbiteriale attuata dai fratelli Galliari nel XVIII secolo. In occasione del Secondo conflitto mondiale venne  rimosso e trasferito altrove, per poi essere collocato lì dove si trova attualmente, nella navata laterale destra della chiesa.