Chiesa di Sant’Agata

Comune: Martinengo

Il culto di sant’Agata, nel centro bergamasco, è stato con molta probabilità importato dai dominatori longobardi. La Chiesa prepositurale dedicata alla santa catanese risale al XIII secolo, ma venne rifatta completamente due secoli dopo in stile gotico-lombardo. Le sostanziali modifiche compiute negli anni ne modificarono la struttura, ora in stile neoclassico, in cui spicca la facciata in marmo eseguita su progetto di Angelo Cattò.

La chiesa acquistò importanza  all’epoca dei Comuni, quando i signori del paese, i Ghisalbertini, la inglobarono entro le mura costruite intorno alla grande torre.

Era allora piccola e malmessa, ma nel XV secolo, quando Martinengo venne scelto da Bartolomeo Colleoni come centro del suo dominio, la comunità decise di “ampliare e rimettere in forma idonea” la Chiesa parrocchiale.

Nel 1456 ebbero inizio i lavori. La nuova chiesa a tre navate “sorse maestosa e superba” tanto che uno storico del tempo (Marin Sanudo), la definì “grande e magnifica”, paragonandola ad una cattedrale.

L’interno risultava diviso in tre navate da dieci pilastri-colonne in blocchi di pietra e cotto, cinque per parte, che reggevano su arcate a sesto acuto, alte volte a crociera.

In testa alle navate minori laterali erano presenti due cappelle.

La facciata a capanna, suddivisa in tre scomparti come l’interno, presentava probabilmente un grande rosone sopra l’unico portale. Due porte laterali si aprivano all’altezza della terza campata , a sera e a mattina.

 

Durante tutto il 1500, l’edificio venne arricchito con  preziose opere d’arte e vi si fondarono nuove cappelle:

cappella dei santi Pietro e Paolo

cappella di sant’Anna

cappella di nostra signora del sacro cuore

cappella del sacro cuore i Gesù

cappella dell’addolorata

cappella del santo rosario

cappella dei santi

cappella del corpus domini

cappella di santa Caterina d’Alessandria

battistero.

A ciò si aggiunse nel 1554 la ricostruzione del campanile che era crollato nel 1519.

Meno di quattro secoli più tardi, nel 1826, l’architetto Giacomo Bianconi mise mano alla modifica dell’interno in un “ibrido stile impero”: gli archi furono trasformati eliminando la forma ogivale; le colonne furono ricoperte di stucco e scagliola e tutta la chiesa fu dipinta a mano dal pittore milanese Alberti. Il presbiterio venne sopraelevato e decorato con stucchi di gusto neoclassico; tutt’intorno, sopra il cornicione, furono aperte finestre circolari. Contemporaneamente  vennero eliminate le due cappelle in testa alle navate laterali che furono destinate rispettivamente  a sacrestia e a locale adibito per il suono delle campane.

La trasformazione dell’interno coinvolse anche la severa struttura della facciata cui fu sostituita una “ampollosa scenografia classicheggiante”. Della primitiva facciata sopravvissero solo le arcatelle pensili in cotto, tuttora visibili sulle facciate laterali del tempio.

La facciata è arricchita da tre grandi lunette e da tre pannelli a bassorilievo in cui sono rappresentati i momenti del martirio di Sant’Agata.

Le statue e i rilievi della facciata sono opera dello scultore milanese Gerli; il gruppo principale, al centro, rappresenta Sant’Agata e quattro angeli.

Lungo il fianco destro della chiesa si innalza il campanile, alto 55 metri; alla sommità un tempietto a pianta ottagonale sovrasta la grande torre campanaria dando slancio alla tozza compagine cinquecentesca, alleggerita da fasce policrome. Le otto aperture ad arco del sopralzo sono coronate da lunette che racchiudono grandi conchiglie smaltate. Il tutto è completato da una piccola cupola sovrastata dalla statua del Redentore, opera dello scultore Giuseppe Riva.