Calcio

Di origine romana, Calcio fu a lungo terra di confine e per 4 secoli feudo della famiglia Secco. Oltre ai due castelli è da vedere la chiesa di San Vittore, la seconda più grande della Lombardia

Storia

Il termine ”Calcio” deriverebbe direttamente dal vocabolo latino ”Calx”, che nella sua traduzione italiana equivale proprio al ”calcio”.

Il ritrovamento di una preziosa pavimentazione a mosaico del 3° secolo d.C., testimonia che la nascita di Calcio si debba senz’altro far risalire all’epoca romana. La qualità dei materiali, l’eleganza stilistica e la formidabile fattura confermano che il mosaico di Calcio, oggi custodito nel Museo Archeologico di Bergamo, costituisce la miglior espressione di tale genere artistico in tutto il territorio della provincia.

Nel 1202, il vescovo di Cremona Sicardo affidò la concessione feudale della pieve e il capitanato di Calcio alla famiglia Sommi, mentre due ordinanze del Comune di Cremona, nel 1311 e 1308, ribadiscono la supremazia amministrativa di Cremona su Calcio.

Fu soltanto nel 1311 che Calcio riuscì a sganciarsi dalla predominanza cremonese e venne aggregata al distretto di Soncino. Però verso la metà del Trecento l’intera zona tornò di proprietà del convento cremonese di San Lorenzo che, nel 1364 la cedette a un certo Aliprandi, il quale lo trasmise quasi subito a Regina della Scala, moglie di Barnabò Visconti Signore di Milano. Nel 1380 Regina, dopo aver ottenuto il permesso di Barnabò, vendette la Calciana superiore ai fratelli Fermo, Marco e Antonio Secco di Caravaggio, mentre la Calciana inferiore restò di proprietà di Regina fino al 18 agosto 1382, quando la cedette a un consorzio di compratori per la somma di 12 mila fiorini d’oro.

La famiglia Secco (v. Castello Secco Oldofredi) diede il via a una vera e propria ”signoria” tanto che essi furono esentati dal pagamento di ogni genere di tasse fino al 1757, quando la regia giunta del censimento stabilì in un importo annuo di tremila lire le esenzioni dovute dalla Calciana.

Posta così sul confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano, esonerata da ogni contribuzione, separata e circoscritta nella sua amministrazione, era come un porto franco in mezzo agli attigui paesi ed era a poco a poco divenuta il centro e il ricettacolo di tutti i contrabbandieri, l’emporio delle loro merci.  La Calciana, quindi, fu al centro di un’intensissima attività di contrabbando soprattutto durante i secoli XVII e XVIII.

Solo l’illuminato governo di M. Teresa d’Austria (1740/1780), pur riconoscendo la Calciana come ”zona franca”, riuscì a migliorare la situazione imponendo alcune importanti innovazioni nell’amministrazione civile della comunità e agendo anche con estrema energia nei confronti del problema della criminalità.

Nel 1797 l ‘armistizio di Campoformio metteva fine per sempre alla millenaria repubblica di Venezia. Bergamo e Brescia vennero aggregate alla nuova Repubblica Cisalpina e Bergamo diventò capoluogo del ”Dipartimento del Serio”, cui furono aggregati alcuni comuni della diocesi di Cremona, tra i quali anche Calcio.

Con il Regno d’Italia i Secco abbandonarono definitivamente il paese. La nuova Amministrazione Comunale intensificò gli sforzi per portare il progresso in paese.

Verso la fine del secolo sembrò che Calcio fosse destinato ad un notevole sviluppo industriale e commerciale. Furono invece i vicini centri di Romano e Palazzolo a decollare industrialmente e demograficamente, e Calcio perse definitivamente la sua tradizionale posizione di primato tra i centri della ”bassa bergamasca” probabilmente per la troppa lontananza della ferrovia dal centro del paese.

Da vedere

Dal Touring Club Italiano

paese dei muri dipinti

Castello Silvestri

Castello Secco Oldofredi (o Oldofredi Tadini)

Chiesa parrocchiale di San Vittore