La filanda

La filanda, all’interno del film, ricopre un ruolo di notevole importanza per quanto riguarda la contestualizzazione storica dell’opera collocandola alla fine del ’800 in pieno sviluppo industriale.

Ed è proprio nel settore tessile, uno dei più floridi e redditizi, che le donne (e di conseguenza la giovane contadina Maddalena) apportarono maggior contributo. In tal senso risultano fondamentali i canti dialettali intonati dalle filandere: rappresentativi di una tradizione orale antichissima, servivano a mantenere in alto il morale, ingannare il tempo e consolidare l’unione tra le presenti.

La filanda del film è il Filandù in stile gotico di Martinengo. Così chiamato  dai martinenghesi per la sua notevole mole ma soprattutto per distinguerlo da altri opifici di dimensioni inferiori già presenti sul territorio. Esso fu costruito per volere dell’industriale Daina intorno al 1870 e restrutturato verso la fine della prima decade del XXI. All’interno dello stabilimento, venivano trattati i Caalèr” (i cavalieri), ovvero i bachi da seta, elemento primario per la creazione naturale del bozzolo e quindi del prezioso filo di seta.

Filandone

 

 

 

 

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